Il testo televisivo nell’età della convergenza

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Secondo John Ellis, studioso inglese di media, la storia sociale della tv si divide in tre grandi epoche: l’età della scarsità (scarsity), l’età della disponibilità ( availability ) e l’età dell’abbondanza (plently).

Nell’età della scarsità il testo televisivo era definito e coerente. Ogni testo era diviso dall’altro, ogni programma iniziava e finiva sul piccolo schermo. L’organizzazione seriale era basata sulle stesse identiche formule narrative e stilistiche. Gli unici sviluppi cronologici erano limitati a generi come le fiction nella forma delle miniserie. Le varie parti erano separate da cesure nette e chiare.

Alla testualità distinta della prima età della Tv fa seguito, nell’età della disponibilità, la testualità di flusso. Il testo televisivo si organizza attraverso sequenze aperte e fluide, non più rigide e separate. I testi non sono più distinti l’uno dall’altro ma diventano unità temporali organizzate in serie che si susseguono l’una all’altra senza continuità.

Il testo si ingloba con altri testi e in un testo più ampio: ciò determina l’esperienza di visione dello spettatore. I testi stessi subiscono la logica del flusso, vengono pensati già come frammenti aperti, a cui solo lo spettatore dà senso.
In questa nuova era la strategia del flusso è messa a dura prova dalla Tv via cavo, dal videoregistratore, dal satellite, dal video on demand e da internet; la possibilità di moltiplicazione di visione ha fatto sì che si decomponesse il sistema del flusso televisivo lineare all’interno di un solo canale e di un solo medium.

I media hanno dovuto adattarsi a questo nuovo mondo: lo spettatore diventa più distratto e alla Tv non resta altro da fare che seguirlo.
L’età dell’abbondanza è determinata soprattutto dalla diffusione del digitale e dalla progressiva convergenza dei media ed è caratterizzata dalla personalizzazione del consumo. La sua immagine chiave è la progressiva sostituzione del palinsesto con il video on demand e l’allargamento dell’interattività. Così facendo, la Tv crea nuove forme di testualità dispersa capaci di creare flussi di visione su più media che generano a loro volta uno spettatore crossmediale.

Nell’era della dispersione spettatoriale, il programma televisivo deve diventare un evento per trovare un suo spazio: un appuntamento impedibile, straordinario all’interno del panorama televisivo. In questi ultimi anni, l’evento televisivo si identifica soprattutto con le serie tv e i reality show. La serialità televisiva però non basta, bisogna fidelizzare lo spettatore rincorrendolo su altri media. Il testo deve essere multipiattaforma, deve dar vita ad una dispersione crossmediale; esso si configura quindi come un Testo Origine o un Grand Master, il prodotto principale, dal quale scaturisce un grappolo di prodotti adatti a qualsiasi media.
Il testo rompe i limiti della Tv ed il pubblico è invitato ad immergersi nel suo mondo, trasformando la relazione esistente creando un flusso, un overflow, che parte dal testo televisivo e va oltre la Tv.
Tale overflow va in due direzioni: da una parte cattura lo spettatore con testi alternativi creati dall’industria, dall’altro
prolunga il legame affettivo al prodotto con la creazione di testi sviluppati dal pubblico. Secondo H. Jenkins, i fan sono textual poachers, bracconieri testuali che saccheggiano le trame testuali di altri per la loro soddisfazione.