Linguistica e traduzione

appunti

Nel XX secolo, la linguistica ha esercitato un’influenza considerevole sulla traduzione, basta pensare all’apporto considerevole di Roland Barthes e di Jacques Lacan.

Si constata, in questi anni, che “la traduction est affaire de langage, que la linguistique traite du langage, et que donc la traduction est objet de la linguistique1. E così come la linguistica è dopo molto tempo una scienza, ne è seguito che la traduzione ha acquisito lo status di scienza. Le basi di partenza sono differenti, la grammatica generativa di Noam Chomsky, le teorie di John Rupert Firth, i lavori di Walter Benjamin, Michael Alexander Kirkwood Halliday, Roman Jakobson.

Alcuni traduttori e teorici, affermano con energia: “on li tsouvent, même sous la plume de traducteurs avertis, que la traduction est un art. Cette formule, pour contenir une part de vérité, tend néanmoins à limiter arbitrairement la nature de notre objet. En fait la traduction est une discipline exacte, possédant ses techniques et ses problèmes particuliers2. È certo che la linguistica abbia donato alla traduzione gli strumenti per descriverla. Dopo Cicerone, passando per Étienne Dolet, Nicolas Perrot D’Ablancourt, Nicolas Batteux, Victor Hugo, Johann Wolfgang von Goethe, Wilhelm von Humboldt e André Gide, ci sono delle affermazioni, delle ipotesi, dei discorsi poetici sul senso, senza mai entrare nel cuore del problema. Oustinoff precisa3 che nel XX secolo, la situazione cambia radicalmente: lo sviluppo della linguistica fornisce ai teorici della traduzione dei potenti strumenti d’analisi; i primi manuali di traduzione che superano lo stadio dell’empirismo fanno la loro apparizione.

Dall’intuizione si passa alla descrizione, poi alla teoria.

Nel 1979, Jean-Claude Margot pubblica un libro intitolato “Traduire sans trahir. La théorie de la traduction et son application aux teste bibliques”; dopo aver fissato il legame tra traduzione ed esegesi (della Bibbia e del testo), Jean-Claude Margot utilizza i tre aspetti fondamentali del linguaggio, la fonologia, la grammatica e la semantica, per affermare che l’importante è mostrare che la traduzione (e anche l’apprendimento di una lingua straniera) è posta immediatamente in una giusta prospettiva se si è coscienti dell’originalità di ogni lingua nel suo sistema fonologico, grammaticale o semantico.

Certo, i traduttori non possono e non devono essere al corrente di ogni aspetto della linguistica, ma è essenziale che sia cosciente di praticare un’operazione di linguistica, in rapporto ai tre piani citati, per differenze ed equivalenze, con l’aiuto di più discipline. La traduzione agisce sempre in interdisciplinarietà.

Meschonnic mette tutti d’accordo, e scrive: “Traduire met en jeu la représentation du langage tout entière et celle de la littérature. Traduire ne se limite pas à être l’instrument de communication et d’information d’une langue à l’autre, d’une culture à l’autre, traditionnellement considéré comme inférieur à la création originale en littérature. C’est le meilleur poste d’observation sur le stratégies de langage, par l’examen, pour un même texte, des retraductions successives4. Il punto di vista più antico sulla traduzione è quello empirico, cioè quello di un’esperienza, dei traduttori, il cui patrono, emblematicamente, è San Jerome, traduttore della Bibbia. Ma scegliere la via dell’empirismo significa rigettare la teoria, uscire dal campo della linguistica, fare della linguistica comparata, che malgrado la sua nobiltà è destinata ad un invecchiamento rapido.

Il legame della traduzione con la linguistica è, malgrado tutto, solare; Mathieu Guidère afferma5 che lo sviluppo della traduttologia nel corso del XX secolo è quasi inscindibile da quello della linguistica. La traduzione ha molto interessato i linguisti che le hanno applicato i diversi approcci teorici che si sono succeduti nel corso del secolo: strutturalismo, generativismo, funzionalismo, linguistica formale, enunciativa, testuale, cognitiva, sociolinguistica, psicolinguistica. Ogni teoria è partita dai suoi propri postulati, impiegando dei concetti differenti per studiare il fenomeno della traduzione, senza mai arrivare ad apprenderla nella sua complessità e globalità. La relazione complessa tra linguistica e traduzione può essere riassunta sottoforma di due orientamenti principali: si possono sia applicare le acquisizioni della linguistica alla pratica della traduzione, sia sviluppare una teoria linguistica della traduzione a partire dalla pratica. Queste due opzioni sono state esplorate successivamente nel corso di tutto il XX secolo, ma oggi le cose sembrano più chiare: la linguistica si interessa alle lingue e al linguaggio, così come la traduttologia si occupa dei traduttori e delle traduzioni. Tuttavia, bisogna che la traduzione resti traduzione, e che la linguistica sia un aiuto, uno strumento, per meglio captare il senso del testo.

Maurice Pernier, nel suo libro “Les fondements sociolinguistiques de la traduction”, sottolinea: “S’il n’est pas possible de mettre en doute que la traduction relève bien de la linguistique en tant qu’elle s’opère sur et par le langage, il faut souligner ce pendant que l’usage qui est fait du terme linguistique s’agissant des problèmes de la traduction, est la plupart du temps restrictif6.

Nel 1994, Marianne Lederer è di una chiarezza esemplare: “Quels qu’aient été les morite de la linguistique (…), elle ne peut prétendre expliquer la complexité de la traduction. (…) Les linguistiques structurales et génératives ont été mues par ce qui nous apparaît aujourd’hui comme un complexe d’infériorité à l’égard des sciences exactes. Elles se sont efforcées de façon quasi obsessionnelle de réifier la langue. En en faisant un objet observable de façon objective elles se voulaient scientifiques. En se limitant au mesurable quantifiable et prévisible elles ont sacrifié l’essentiel du langage: son emploi en situation par un individu pensant7.

La traduzione non ha bisogno della linguistica per esistere, essa ha bisogno di tutte le discipline. Essa è inglobante, è traduzione-rappresentazione del reale.

Per Antoine Berman, grandissimo filosofo e germanista, la traduzione non è una pratica, ma un vasto dominio. L’atto del tradurre è il testo per accedere al testo straniero. Qui, il discorso sulla traduzione diviene una necessità interna, che conduce alla sua autonomia ed al nuovo campo di studi che Berman chiama “traduttologia”. La posizione di questo autore è globale; l’etica della traduzione consiste sul piano teorico nel liberare, affermare e difendere la pura visuale della traduzione in quanto tale; essa consiste nel definire cos’è la fedeltà8. Questa fedeltà è apertura sull’Altro, essa è globale; così, la traduttologia, a partire dalla sua “archeologia”, non ha frontiere. Essa è sostanzialmente interdisciplinare.

1 La traduzione è affare del linguaggio, che la linguistica tratta del linguaggio, e che dunque la traduzione è l’oggetto della linguistica”. Cit. Oustinoff M., La traduction, PUF, 2012, IV edizione, p. 53.

2 Si legge troppo spesso, anche negli scritti dei traduttori esperti, che la traduzione è un’arte. Questa formula, per contenere una parte di verità, tende tuttavia a limitare arbitrariamente la natura del nostro oggetto. Infatti la traduzione è una disciplina esatta, che possiede le sue tecniche e i suoi problemi”. Cit. Vinay J., Darbelnet J., Stylistique comparée du français et de l’anglais, Didier, 1977, p. 23.

3 Oustinoff M., La traduction, PUF, 2012, IV edizione, p. 55.

4 Tradurre mette in gioco la rappresentazione del linguaggio nella sua interezza e quella della letteratura. Tradurre non si limita ad essere lo strumento di comunicazione e di informazione da una lingua all’altra, da una cultura all’altra, tradizionalmente considerato come inferiore alla creazione originale in letteratura. È il miglior punto d’osservazione sulle strategie del linguaggio, dall’esame, per un testo stesso, delle traduzioni successive”. Cit. Meschonnic H., Poétique du traduire, p. 14.

5 Guidère M., Introduction à la traductologie, De Boeck Supérieur, 2008, p. 41.

6 Se non è possibile mettere in dubbio che la traduzione rientra nella linguistica in quanto essa opera in e attraverso il linguaggio, bisogna sottolineare tuttavia che l’impiego del termine linguistica che riguarda i problemi della traduzione, è per la maggior parte restrittivo”. Cit. Pergnier M., Les fondements sociolinguistiques de la traduction, tesi di dottorato, Université de Rennes, 1976, Paris., p. 7.

7 Quali che siano stati i meriti della linguistica (…), essa non può pretendere di spiegare la complessità della traduzione. (…) Le linguistiche strutturali e generative sono state spinte da ciò che ci appare oggi come un complesso di inferiorità in rapporto alle scienze esatte. Esse hanno cercato in modo quasi ossessivo di reificare la lingua. Facendone un oggetto osservabile in modo oggettivo esse si volevano scientifiche. Limitandosi al misurabile quantificabile e prevedibile, esse hanno sacrificato l’essenziale del linguaggio: il suo impiego nella situazione da parte di un individuo pensante”. Cit. Lederer M., La traduction aujourd’hui, Hachette, 1994, p. 92.

8 Berman A., L’épreuve de l’étranger. Culture et traduction dans l’Allemagne romantique, Gallimard, 1984, p. 12.