La narrazione transmediale

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Convergenza o crossmedialità? La differenza non è solo questione di definizioni. Per chi crea narrazioni e racconti, un
conto è distribuire gli stessi contenuti all’interno di piattaforme editoriali diverse, per quanto perfettamente integrate tra loro o, come usa dire, “convergenti”.

Tutta un’altra cosa è, invece, declinare un progetto su più media distribuendo in ciascuno di essi contenuti originali, unici e tra loro complementari o addirittura antagonistici. Nel primo caso si starà pensando a un modello di racconto convergente, nel secondo a uno crossmediale.
La forma di un racconto crossmediale, in base al rapporto esistente tra i diversi media chiamati in causa, è riconducibile a tre diverse tipologie di sistema comunicativo:
– Sistema supportivo: i diversi media nei quali è articolato il racconto si integrano positivamente l’uno con l’altro, compartecipando all’immaginario e ai contenuti del progetto editoriale;
• Sistema competitivo: i diversi media “si spartiscono” ruoli e varianti specifiche dei contenuti del progetto, innescando meccanismi di alterità o di antagonismo;
• Sistema onnivoro: i diversi asset mediali sono subordinati alla presenza di un mezzo di comunicazione principale, dal quale tutti gli altri dipendono sia per l’attribuzione dei contenuti sia per la diffusione dell’immaginario specifico del progetto.

Si deve aggiungere un’altra considerazione: diversamente da quanto avviene nelle narrazioni convergenziali, nel racconto crossmediale il patto narrativo che lega l’autore al fruitore non sta nella quantità o nella composizione dell’uditorio al quale ci si rivolge bensì nella natura dei rapporti che si instaurano tra il brand e le diverse audience di un progetto.
Come scrive Katharina Björk di “The Story Lab”, infatti: “la sostanza del cross-media è quella di porre l’utente/fruitore al centro del processo comunicativo, attirandolo nella tua storia e facendolo interagire con il racconto”. Il successo di un progetto crossmediale è affidato innanzitutto all’uso di un linguaggio e di una narrazione concretamente efficaci e capaci di suscitare e trasmettere emozioni ed immagini (siano esse mitologiche, simboliche, archetipali) alle sue audience, operando nel modo più evocativo possibile.
Focalizzando l’attenzione sulle drammaturgie operative tipiche dei progetti crossmediali va notato inoltre che:

a.
Il rapporto tra immaginario e reale spinge costantemente il secondo in direzione del primo; la dimensione narrativa del
progetto deve creare “per statuto” una augmented reality ovvero una realtà esponenziata, narrativamente ed emozionalmente più efficace ed evocativa di quella ordinaria;
b.
I rapporti intertestuali interni al sistema e l’impostazione trasversale del racconto devono essere pensati in base ad un’accurata previsione delle modalità immaginative da scatenare nelle diverse audience del progetto, anche nel caso di contenutiche saranno consumati in tempi diversi;
c.
In un buon progetto crossmediale, come osserva Monique De Haas 14 , “la storia diviene nel corso del tempo così evocativa che il pubblico deve persuadersi autonomamente ad attraversare il progetto da un medium all’altro, spinto dal desiderio di essere coinvolto sempre di più dal racconto e di poterlo influenzare in qualche modo”.