Jiřί Levý: la traduzione come processo decisionale

4 marzo 2016 Semiotica, Traduzione

appunti

 

Formatosi nel formalismo russo, Levý ritiene che l’aspetto più importante del testo da tradurre sia la sua “letterarietà”; l’interesse maggiore è qui rivolto più allo stile che al significato. In pratica, il lavoro del traduttore è trattato come un processo decisionale; senza prescrivere come essi debbano lavorare, Levý si limita ad analizzare le componenti del problema decisionale che spesso consistono in scelte tra soluzioni alternative. Per una serie di analogie, Levý constata che tradurre può essere considerato un gioco, e afferma che perciò dovrebbe essere possibile applicare alla traduzione i metodi formali della teoria dei giochi1.

Il processo decisionale è una serie di un certo numero di situazioni consecutive, di mosse come in un gioco, situazioni che impongono al traduttore la necessità di scegliere tra un certo numero di alternative. Le componenti coinvolte nel processo decisionale sono:

  • Situazione, cioè un’astrazione della realtà che, in una teoria formalizzata, sarebbe espressa attraverso un modello.

  • Istruzione I, definisce la classe delle possibili alternative.

  • Paradigma, ossia la classe delle soluzioni possibili.

  • Istruzione II, regola la scelta tra le alternative possibili.

Una volta che il traduttore ha deciso in favore di una delle alternative, egli ha già definito, con la propria scelta, un numero di mosse successive, ha predeterminato le sue decisioni concernenti questioni tecniche come le forme grammaticali. Così, il processo di traduzione ha la forma di un gioco a informazione completa, un gioco in cui ogni mossa seguente è influenzata dalle conoscenza delle decisioni precedenti e dalla situazione che ne è risultata.

1 Levý J., To Honor Roman Jakobson: Essays on the Occasiono of his Seventieth Birthday, The Mounton, Hague, 1967, p. 1171.