Gardner e le intelligenze multiple

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Gardner presentò nove differenti tipi di intelligenze: linguistica, logico-matematica, spaziale, musicale, corporeo-cinestetica, interpersonale e intrapersonale, naturalistica ed esistenziale. Questi erano, come disse egli stesso, diversi “modi di conoscere il mondo […] mediante il linguaggio, l’analisi logico-matematica, la rappresentazione spaziale, il pensiero musicale, l’uso del corpo per risolvere problemi o per fare cose, la comprensione degli altri individui e la comprensione di noi stessi”.1

Grazie ai suoi numerosi studi e alle osservazioni empiriche, Gardner individua una serie di abilità intellettive collocabili in aree definite del cervello, che permettono di comprendere il mondo attraverso punti di vista diversi. Il fulcro degli approfondimenti di Gardner è proprio la pluralità della conoscenza umana e l’importanza che questa assume in ogni individuo. Esistono diversi modi di conoscere il mondo, attraverso il pensiero, il linguaggio, l’analisi logico-matematica, la musica, il corpo e molte altre.

Quindi, esistono diversi tipi di intelligenza, grazie alle quali l’uomo può affacciarsi al mondo. Naturalmente, parlare di intelligenza può farci salire alla mente soltanto qualcosa di mentale, che risiede nel nostro cervello e che lì si sviluppa, cresce e si sedimenta. Difficilmente faremo riferimento al concetto di intelligenza richiamando all’attenzione il nostro corpo. Eppure, ciò che Gardner asserisce è sorprendente. “Ci sono altri linguaggi oltre alle parole, al linguaggio dei simboli e ai linguaggi della natura. Ci sono linguaggi del corpo anche se nella nostra tradizione culturale recente c’è stata una disgiunzione radicale fra le attività del ragionamento da un lato e le attività della parte manifestamente fisica della nostra natura, qual è compendiata dal nostro corpo, dall’altro. Questo divorzio fra il mentale e il fisico si è associato non di rado alla nozione che ciò che facciamo col nostro corpo sia un po’ meno privilegiato, meno speciale, delle routine di soluzioni di problemi che eseguiamo principalmente attraverso l’uso del linguaggio, della logica o di qualche altro sistema simbolico relativamente astratto”.2

Avere una buona intelligenza motoria significa usare il proprio corpo in modi differenti. Significa manipolare gli oggetti, coordinare i propri movimenti in modo da renderli fluidi. Gardner definisce l’intelligenza corporeo-cinestetica quella capacità del corpo di esprimersi, governarsi, manipolare le cose, orientarsi in maniera precisa, rispondere costantemente ed efficacemente ai problemi motori che si manifestano nelle forme più diverse.

Quest’importante teoria del corpo e del movimento come dimensioni intelligenti dell’individuo ha riconosciuto un notevole valore educativo-formativo alle attività motorie a carattere ludico-sportivo per il potenziale che esprimono nella capacità di trasferire originalmente saperi e conoscenze attraverso il corpo. La dimensione corporea si attesta quindi come una modalità efficace, complementare, capace di interagire con il mondo. Il movimento, che non sempre avviene in modo consapevole, può essere usato come mezzo per acquisire informazioni.

Gardner ha anche individuato il corpo e il movimento come dimensioni intelligenti del soggetto, ha riconosciuto un grosso valore educativo e formativo alle attività motorie proprio per la capacità di trasferire saperi e conoscenze attraverso l’esperienza corporea. Gardner parla in effetti di una didattica del movimento, che permette al soggetto di agire rispetto a situazioni problematiche.

I bambini imparano toccando, vedendo, sentendo, assaggiando, manipolando, provando e riprovando. Esplorano il mondo, non in modo passivo, ma mettendovi mano, cercando di dare forma, costruendo, smontando e rimontando. I bambini sono affascinati dal microcosmo delle piccole cose, le esplorano e le interrogano all’infinito, le animano interrogandole e parlando con loro.

1 Gardner H., Intelligenze multiple, Anabasi, Milano, 1994, p. 11.

2 Gardner H., Formae mentis. Saggio sulla pluralità delle intelligenze, Feltrinelli, Milano, 1987, p.228.