Arte e patologia del lobo temporale

9 marzo 2016 Psicologia

appunti

Da un punto di vista anatomico, i lobi temporali anteriori dell’essere umano, sono estremamente complicati da studiare e, in particolare, le funzioni primarie del lobo temporale destro rimangono scarsamente caratterizzate.

Il lobo temporale destro svolge un ruolo fondamentale nella funzione visiva, nel riconoscimento dei tratti somatici, delle espressioni facciali ma svolge un ruolo importante anche nel processo della memorizzazione emozionale e nella memoria non verbale.1

Alcune ricerche confermano che le ridotte funzioni nelle parti anteriori dei lobi temporali possono incrementare la creatività artistica.

Alcuni illustri studiosi2, nel 2003, analizzarono il particolare caso di un soggetto affetto da demenza ma che nella manifestazione della patologia aveva amplificato alcune inclinazioni artistiche. Man mano che la malattia progrediva declinavano in modo sempre più pronunciato la capacità di condurre a termine alcune prestazioni elementari e la capacità di eloquio ma, contestualmente, i suoi dipinti diventavano sempre più sciolti e geniali.

I risultati raggiunti dagli studi condotti da Mell, Sara Howard e Bruce Miller, furono in seguito confermati dalle ulteriori ricerche condotte sul campo dallo stesso Miller il quale confermò la correlazione tra patologie del lobo temporale e un miglioramento esponenziale di capacità creative ed artistiche.

Le esperienze sensoriali ed alcune emozioni particolarmente intense, includono stati mentali e specifiche vibrazioni dei colori determinati da anomalie nel funzionamento del lobo temporale che possono costituire una concausa della produzione di alcune opere d’arte particolarmente significative.3

Eva LaPlante, nel suo saggio, racconta di una donna in carriera, Gill, che in seguito ad una crisi epilettica iniziò a scolpire. Gill racconta di essere consapevole di vivere esperienze diverse dalle normali attività cerebrali delle persone comuni, come visioni ed immagini e, a tal proposito, racconta: «alcuni dei miei attacchi sono come entrare in un’altra dimensione, più vicina ai sentimenti religiosi e spirituali. L’epilessia mi ha dato una rara visione, dentro di me e qualche volta al di là di me, e questo ha portato al mio lato creativo. Senza di essa non avrei mai iniziato a scolpire.»4

L’epilessia, non a caso, viene definita spesso come “la malattia del genio”, infatti, il nesso tra genialità e follia è un legame a doppio filo dove comunemente le disfunzioni del comportamento si configurano come veicolo di creatività ed innovazione.

1Bechara A., Tranel D., Damasio H., Adolphs R., Rockland C., Damasio AR., (1995). Doppia dissociazione del condizionamento e della conoscenza dichiarativa relativa all’amigdala e all’ippocampo negli umani, Science, p. 269.

2Mell Joshua Chang, Howard Sara M, Miller Bruce L., (2003).Art and the brain: the influence of frontotemporal dementia on an accomplished artist. Neurology, pp. 1707–1710.

3LaPlante E., (1993) Seized. Temporal lobe epilepsy as a medical, historical, and artistic phenomenon. HarperCollins, New York.

4Ivi.