Alla ricerca del tempo perduto

19 febbraio 2016 Francese

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Alla ricerca del tempo perduto, À la recherche du temps perdu, è l’opera più importante di Marcel Proust, scritta tra il 1909 ed il 1922, pubblicata in 7 volumi tra il 1913 ed il 1927.

La struttura de Alla ricerca del tempo perduto è circolare. Per 3000 pagine, Marcel (l’io narrante) combatte contro la sua mancanza di volontà, la sua bassa autostima, la sua fragilità fisica e psichica, ed il tempo che scorre troppo veloce. Come simbolo di questa circolarità, Proust inizia il suo romanzo con le parole “longtemps, je me suis couché” e lo termina con le parole “dans le temps”. L’inizio e la fine sono legati come in un discorso che si riavvolge su se stesso.

Il nucleo duro de Alla ricerca del tempo perduto è la ricerca stessa di UN tempo perduto. Nelle prime pagine, Marcel riferisce l’episodio in cui fece in modo di avere dalla madre il bacio della buonanotte, ed ottenne che ella rimanesse per tutta la notte. Quella sera capisce che la sofferenza e la solitudine sono parte della vita: era l’inizio dell’erosione della felicità infantile, che è il contenuto del tempo perduto.

Tale ritrovamento passa attraverso due elementi necessari: memoria e arte.
La memoria ci fa rivivere momenti passati che associamo a determinate sensazioni. La famosa scena mentale del sapore della madeleine nel tè, infatti, ricorda a Marcel le giornate dell’infanzia passate a casa della zia a Combray. Così, il tempo perduto non è un tempo passato, ma è un tempo da ricercare e ricreare tramite memoria, destinando quell’infanzia ad essere eterna ed immortale.
L’arte fissa in eterno quel risveglio di sensazioni che permette alla nostra memoria di riandare al passato. Il tempo che viene così ritrovato dalla memoria e fissato dall’arte, è un tempo interiore e soggettivo. Per questo Proust dà importanza agli spazi chiusi che permettono di ascoltare meglio le voci del nostro io (ricordiamo il tema della chiusura, poiché Proust, affetto dalla malattia, passa la sua breve giovinezza rinchiuso). Per Proust l’unica vita che va realmente vissuta è la letteratura.

Ricordiamo anche l’importanza del tema dell’omosessualità. Infatti, Proust si ispira ai suoi amori maschili per tratteggiare i personaggi femminili, in particolare quello di Albertine è ispirato da un suo intimo: Albert Agostinelli.